FISCALE E TRIBUTARIO back to homepage

Ufficiale: proroga fattura elettronica carburante al 1° gennaio 2019 Ufficiale: proroga fattura elettronica carburante al 1° gennaio 2019

Ufficiale: proroga fattura elettronica carburante al 1° gennaio 2019

Per l’acquisto di benzina e gasolio i titolari di partita IVA avranno la possibilità di usare la scheda carburante per tutto il 2018: la novità, così come anticipato dal Ministro Di Maio, è stata inserita all’interno del decreto legge fiscale.

La fattura elettronica diventerà obbligatoria anche per i carburanti a partire dal 2019, ma fino a tale data sarà in vigore il doppio binario di cartaceo ed elettronico, grazie alla proroga della scheda carburante, precedentemente abolita a partire dal 1° luglio 2018 per effetto delle novità introdotte in Legge di Bilancio.

Il Ministro Di Maio ha tuttavia affermato che “la fattura elettronica è un obiettivo concreto di questo Governo”, facendo intendere che l’obbligo generalizzato della fattura elettronica per tutti i titolari di partita IVA non sarà oggetto di ulteriore proroga. È necessario tuttavia, sempre secondo il Ministro dello Sviluppo Economico, che imprese e professionisti siano messi in grado di poter adempiere agli obblighi previsti.

 

Acquisto di carburante solo tramite la fattura elettronica e i mezzi di pagamento validi Acquisto di carburante solo tramite la fattura elettronica e i mezzi di pagamento validi

Acquisto di carburante solo tramite la fattura elettronica e i mezzi di pagamento validi

Fattura elettronica carburanti: a partire dal 1° luglio 2018 sarà obbligatoria l’emissione per le spese relative all’acquisto di benzina e gasolio per motori da autotrazione.

La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018, rischia di causare il caos sia per i distributori di benzina obbligati alla fatturazione elettronica che per i contribuenti titolari di partita Iva che, dal canto loro, potranno beneficiare di detrazioni e deduzioni.

In particolare, la Legge di bilancio 2018 aveva introdotto dal 1° luglio 2018, una serie di limitazioni alla detraibilità dell’Iva e alla deducibilità delle spese relative all’acquisto di carburanti destinati ad aeromobili, natanti da diporto e veicoli stradali a motore.
Il provvedimento stabilisce che, ai fini sia della detraibilità Iva che della deducibilità della spesa, l’acquisto di carburanti e lubrificanti può essere effettuato con tutti i mezzi di pagamento oggi esistenti diversi dal denaro contante:

· bonifico bancario o postale,

· assegni,

· addebito diretto in conto corrente,

· carte di credito,

· bancomat

· carte prepagate.

Per preservare l’operatività attuale, il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate specifica, inoltre, che per l’acquisto dei carburanti è possibile continuare a utilizzare le cosiddette “carte carburanti”, cioè quelle carte che vengono rilasciate agli operatori Iva dalla compagnia petrolifera a seguito di specifici contratti di “netting” che consentono il pagamento in un momento diverso rispetto alla cessione.

Attenzione: l’uso di questi strumenti è possibile solo se i pagamenti vengono effettuati in una delle modalità previste dal provvedimento stesso.

Come stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, l’obbligo di pagamento degli acquisti di carburanti e lubrificanti con le modalità diverse dal contante entra in vigore per le operazioni effettuate dal 1° luglio 2018 e riguarda solo gli operatori Iva, al fine di poter detrarre l’imposta e dedurre le spese derivanti dall’acquisto.

La novità, oltre a riguardare le imprese del settore, coinvolgerà anche i contribuenti titolari di partita IVA: per beneficiare delle detrazioni IVA e della deduzione della spesa sarà necessario documentare l’acquisto del carburante esclusivamente con fattura elettronica,

Contestualmente sarà abolita la scheda carburante.

Insomma, si tratta di una novità che riguarderà sia imprese che contribuenti ai fini di beneficiare delle agevolazioni fiscali sui costi auto.

 

Nuovo regolamento privacy 2018: come adeguarsi alle norme Nuovo regolamento privacy 2018: come adeguarsi alle norme

Nuovo regolamento privacy 2018: come adeguarsi alle norme


In attesa del 25 maggio 2018, termine a partire dal quale entrerà in vigore il nuovo Regolamento Privacy 2018 UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali, le imprese ed i soggetti pubblici si preparano per accogliere le nuove norme. Come adeguarsi alle norme?

Andiamo quindi a vedere cosa bisogna aspettarsi da questo nuovo documento, e quali sono gli adempimenti necessari da tenere d’occhio per evitare di farsi cogliere impreparati, soprattutto per quel che concerne la gestione del rapporto di lavoro che spesso ha portato durante gli ultimi anni il Garante della privacy a puntualizzare determinati aspetti prettamente lavoristici in mancanza di una chiara normativa nazionale.

La Confartigianato di Siena organizza due seminari informativi

 

17 maggio 2018 dalle ore 15.00 alle ore 17.00

23 maggio 2018 dalle ore 15.00 alle ore 17.00

Alleghiamo scheda di iscrizione da riempire e consegnare ai ns. uffici per la partecipazione (scheda iscrizione clicca qui)

Obbligo trasmissione dati telematici per presenze nel settore turistico Obbligo trasmissione dati telematici per presenze nel settore turistico

COMUNICATO STAMPA

Ricettività turistica e problematiche legate all’obbligo della trasmissione

per via telematica delle informazioni sulle presenze degli ospiti

Venerdì 13 marzo 2015, ore 12:00

Presso il piano quinto della Camera di Commercio di Siena

Nell’ambito della normativa vigente il Questore di Siena Maurizio Piccolotti, dopo avere riscontrato un numero consistente di attività ricettive, che non si sono ancora conformate alla normativa che obbliga le stesse a comunicare in maniera telematica le presenze dei propri ospiti, accogliendo l’invito del presidente Massimo Guasconi, della Camera di Commercio di Siena ad ospitare una conferenza stampa sull’argomento, intende sottolineare come ormai sia trascorso un periodo di tempo ampiamente sufficiente per adeguarsi alle previsioni di legge indicate dal D.M. Interno del 7.1.2013 e che verranno avviati opportuni controlli per la verifica dei corretti adempimenti.

La Questura di Siena continuerà ad essere disponibile, attraverso la sua divisione PASI e il suo ufficio informatico (0577.201111- http://questure.poliziadistato.it/Siena ), per supportare gli operatori economici alla regolarizzazione.

La Camera di Commercio di Siena si è fatta parte diligente insieme a tutte le Associazioni di Categoria per attivare in tempi strettissimi una serie di modalità operative che permettano di supportare le imprese in questione per adeguarsi tempestivamente e scongiurare qualsiasi ipotesi sanzionatoria.

Le Associazioni di Categoria sono disponibili, a richiesta, ad individuare le specifiche  criticità e a mettere a disposizione le loro strutture e servizi per rimuovere gli ostacoli che hanno impedito fino ad oggi  l’adeguamento auspicato.

Di seguito sono elencati i riferimenti:

ASSOCIAZIONE RIFERIMENTO MAIL TELEFONO 


API 

 

Aviano Savelli apisiena@apisiena.it 0577.938044
ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI 

 

Federigo Sani f.sani@confindustria.siena.it 0577.277232
COLDIRETTI 

 

Debora Vagheggini debora.vagheggini@colidiretti.it 0577.46006
CONFARTIGIANATO 

 

Gabriele Carapelli gabriele.carapelli@confartigianatosenese.it 335.5750434
CONFCOOPERATIVE 

 

Cinzia Collodi collodi.c@confcooperative.it 0577.273444 

338.3061197

CONFCOMMERCIO 

 

Luisella Bartali lbartali@confcommercio.siena.it 0577.248864
CONFESERCENTI 

 

Chiara Dipietro c.dipietro@confesercenti.siena.it 0577.252237 

0577.252248

C.I.A 

 

Anna Stopponi anna.stopponi@ciasiena.it 0577.203731
CNA 

 

Stefano Terrosi stefano.terrosi@cnasiena.it 0577.260504
LEGACOOPERATIVE 

 

consultingcsi@tiscali.it 0577.378081
UNIONE AGRICOLTORI 

 

Fabiola Materozzi materozzi@confagricolturasiena.it 

 

0577.533202 

335.6687599

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FISCALE – Fatture alla Pubblica Amministrazione FISCALE – Fatture alla Pubblica Amministrazione

Fatturare alla Pubblica

Amministrazione

con noi è facile

L’attuazione della direttiva CEE, in materia di equiparazione della fattura elettronica a quella cartacea, interessa  tutti gli operatori economici che cedono beni o prestano servizi alle amministrazioni dello stato.

Le disposizioni inerenti la predisposizione ( formato html),  emissione, firma digitale e trasmissione rendono particolarmente complicata la gestione del documento , soprattutto perché la fattura elettronica deve poi essere conservata elettronicamente e messa a disposizione, sempre nello stesso formato, degli organi di controllo garantendo l’accesso agli archivi elettronici, in qualunque momento ne facciano richiesta.

Dal 31 marzo 2015 sarà obbligatoria per tutte le forniture (800mila sono i contraenti stabili con la pubblica amministrazione e circa 2 milioni quelli saltuari) alla Pubblica Amministrazione, che valgono circa 65 milioni di documenti. La consapevolezza, che si tratta di un servizio importante da dare alle imprese nell’ambito della consulenza globale.

Il centro servizi dell’associazione mette a disposizione degli associati, la gestione completa della fatturazione alla P.A.

Per usufruire del servizio o ricevere maggior informazioni in merito allo svolgimento dello stesso, potete contattare i nostri uffici al numero 0577-282252,  o tramite e-mail: info@confartigianatosenese.itgiuseppe.laterza@confartigianatosenese.it

 

Nuovi minimi 2015 – Ipotesi di accesso e tassazione Nuovi minimi 2015 – Ipotesi di accesso e tassazione

Partita IVA 2015, nuovo regime forfettario: aliquote, limiti di età e condizioni reddituali

Al via dal 1° Gennaio il nuovo regime dei minimi per i contribuenti che decideranno di aprire la Partita IVA nel 2015. Il nuovo regime contributivo, che è passato alla cronaca come regime forfettario, prevederà reali vantaggi solo per un gruppo molto ridotto di contribuenti mentri per i più costituirà un vero e proprio salasso sia in termini di tributi che in termini contributivi. Si tratta, forse, della novità più importante tra tutte quelle che la legge di Stabilità introduce per le imprese e le società. Ecco cosa cambia sui vari fronti: dalle fasce di età alle aliquote IRPEF fino alla cumulabilità dei redditi per chi, oltre a voler aprire una partita IVA, continua anche a mantenere un lavoro dipendente o percepiscono già una pensione.

Fasce di età e fasce di reddito
Al nuovo regime forfettario potranno accedere tutti i contribuenti fino ai 40 anni di età. Per quanto riguarda le fasce di reddito che non possono essere superate per godere dei benefici del nuovo regime dei minimi, si va dai 15.000 euro annui per consulenti e professionisti, fino ai 40.000 euro annui dei commercianti.
Tra altre condizioni reddituali elencate dalla Legge di Stabilità, per godere del nuovo regime forfettario è previsto anche che le spese per prestazioni di lavoro non superino i 5000 euro e che non si possegga uno stock di beni mobili strumentali di valore superiore ai 20.000 euro, al lordo degli ammortamenti.

Aliquota IRPEF
Il nuovo regime forfettario prevede un’aliquota IRPEF pari al 15%. I detentori della vecchia Partita IVA in regime dei minimi, fatta salva la possibilità di passare al nuovo regime, continueranno a pagare il 5% per un periodo massimo di 4 anni (dal momento che nel caso migliore, ovvero nel caso in cui abbiano aperto la Partita IVA nel 2014, l’anno si sta comunque chiudendo) oppure fino al raggiungimento dei 35 anni quando dovranno passare al nuovo regime forfettario.
Cambia anche la base imponibile su cui si calcola l’aliquota: prima era costituita dalla differenza tra incassi e costi sostenuti, dal 1 Gennaio sarà determinabile moltiplicando i ricavi o i compensi ottenuti durante l’anno per un coefficiente di redditività, ovvero un valore percentuale, che va a ridurre il valore dei ricavi ottenuti e rappresenta il forfait (da cui prende il nome il regime contributivo) per i costi sostenuti.
Ai fini fiscali è previsto l’esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili, escluso l’obbligo di conservazione dei documenti ricevuti ed emessi e non si applicano gli studi di settore.
I nuovi detentori di Partita IVA inoltre, non sono soggetti a ritenute di alcun tipo né all’applicazione dell’IRAP, non possono essere considerati sostituti d’imposta e non sono soggetti a IVA (né in detrazione né in rivalsa).

Contributi INPS
Per i nuovi detentori di Partita IVA come consulente o professionista, senza essere iscritti a uno specifico ordine professionale, si dovrà versare un altro 27,72% dei propri redditi all’INPS, per i contributi previdenziali. Con ogni probabilità questa aliquota sarà aumentata con la definitiva entrata in vigore della Legge di Stabilità che la eleverà al 29,72% (di due punti percentuali). L’aumento di questa aliquota continuerà a crescere anche nei prossimi anni, fino al 33% previsto per il 2017, fatte salve modifiche future del legislatore.
La partita IVA per ditta individuale è soggetta un’aliquota INPS inferiore anche se sono previsti dei minimi contributivi.

Cumulabilità dei redditi
Altra condizione vigente per l’applicazione del nuovo regime forfettario è che, nel caso di lavoratori che oltre alla Partita IVA godano già della pensione o intrattengano un rapporto di lavoro dipendente, i redditi da lavoro autonomo siano superiori rispetto agli altri eventuali redditi (quelli percepiti appunto da lavoro dipendente o da pensione). Questa condizione non viene comunque verificata nel caso in cui la somma dei redditi libero professionali (o da impresa individuale) e dei redditi di lavoro dipendente non superi i 20.000 euro.

Ulteriori agevolazioni
Per le nuove iniziative produttive (regime fiscale per start up che sostituisce il precedente il regime delle nuove iniziative produttive disciplinato dall’articolo 13 della L. 388/2000) rimane valida la possibilità di ridurre la base imponibile (determinata moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività) di un terzo (1/3) per il periodo d’imposta (anno) di inizio attività e per gli altri due anni successivi. Per accedere a questa ulteriore agevolazione fiscale è necessario dimostrare che nei tre anni precedenti all’apertura della partita IVA non sia stata svolta un’attività simile o uguale a quella che si va a svolgere in futuro, neanche in forma associata o familiare e che la nuova attività libero professionale non sia, in alcun caso, la prosecuzione di un lavoro svolto in passato, sia come lavoratore autonomo che come lavoratore dipendente.

 

 

Fatturare alla Pubblica Amministrazione con noi è facile Fatturare alla Pubblica Amministrazione con noi è facile

Fatturare alla Pubblica Amministrazione con noi è facile

L’attuazione della direttiva CEE, in materia di equiparazione della fattura elettronica a quella cartacea, interessa  tutti gli operatori economici che cedono beni o prestano servizi alle amministrazioni dello stato.

Le disposizioni inerenti la predisposizione ( formato html),  emissione, firma digitale e trasmissione rendono particolarmente onerosa la gestione del documento , soprattutto perché la fattura elettronica deve poi essere conservata elettronicamente, e messa a disposizione, sempre nello stesso formato, degli organi di controllo garantendo l’accesso agli archivi elettronici, in qualunque momento ne facciano richiesta.

Il centro servizi della nostra associazione, offre la gestione completa della fatturazione alla P.A.

Per usufruire del servizio o ricevere maggior informazioni in merito allo svolgimento dello stesso, potete contattare i nostri uffici al numero 0577-282252,  o tramite e-mail:  casat@confartigianatosenese.it -

 

FISCALE – Le nuove scadenza della TASI per l’anno 2014 FISCALE – Le nuove scadenza della TASI per l’anno 2014

Nei mesi di settembre e di ottobre il tema dominante, per buona parte dei contribuenti proprietari o usufruttuari di immobili, e per i loro inquilini e comodatari, sarà costituito dal pagamento della prima rata della TASI, il nuovo tributo sui servizi indivisibili.

In vista di tale appuntamento, riteniamo utile fare il punto della situazione.

A tale fine, occorre in primo luogo ricordare che una parte di contribuenti ha già assolto tale adempimento (quanto meno, avrebbe dovuto) entro il 16 giugno 2014: ci riferiamo ai soli possessori di immobili ubicati nei Comuni le cui delibere sono state pubblicate, entro il 31 maggio 2014, nel “portale del federalismo fiscale” all’interno del sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze ove possono essere consultate gratuitamente da tutti gli interessati (www.finanze.it/dipartimentopolitichefiscali/fiscalitalocale/IUC/sceltaregione.htm).

La maggior parte dei Comuni, tuttavia, non ha provveduto a deliberare entro il predetto termine – tra questi, anche grossi Comuni come Roma, Milano, Firenze e Palermo – cosicché, nel convertire il D.L. n. 66/2014 (“Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”), la legge 23 giugno 2014, n. 89 (comma 12 quater dell’articolo 4) ha “ratificato” per costoro lo slittamento del termine di pagamento dell’acconto della TASI al 16 ottobre 2014, limitatamente ai contribuenti dei Comuni le cui delibere saranno state pubblicate nel predetto “portale per il federalismo fiscale” entro la data del 18 settembre 2014.

Al fine di rispettare tale scadenza, i Comuni dovranno trasmettere telematicamente le proprie deliberazioni al portale ministeriale entro il 10 settembre 2014 affinché esse, entro il giorno 18 settembre 2014, siano a disposizione dei contribuenti.

Nel caso ciò si verifichi, – dopo avere verificato, accedendo direttamente al predetto indirizzo internet, che i Comuni abbiano effettivamente perfezionato la procedura sopra descritta entro il 18 settembre 2014 – i contribuenti avranno tempo, fino al 16 ottobre 2014 per effettuare i conteggi e il versamento dell’acconto applicando le aliquote e le detrazioni stabilite dal Comune.

Quanto sopra, previo esame delle delibere, che devono essere lette, interpretate e comprese, al fine di individuare l’esatta fattispecie – e la relativa aliquota ed eventuale detrazione – nella quale ogni singolo contribuente si troverà a essere collocato.

Per quanto detto, la scadenza del 16 ottobre 2014 interessa i soli contribuenti che non abbiano già provveduto al versamento dell’acconto TASI entro il 16 giugno 2014.

Potrebbe però verificarsi anche che qualche Comune non deliberi o non effettui l’invio telematico della delibera neppure entro il 10 settembre 2014 cosicché essa non potrà essere presente nel portale del federalismo fiscale entro il 18 settembre. In questo caso, la citata legge n. 89/2014 ha previsto che  la TASI dovrà essere versata entro il 16 dicembre 2014, in unica soluzione (ossia, cumulando l’acconto al saldo), applicando l’aliquota di base dell’1 per mille.

Sempre nel caso di mancato invio della delibera comunale entro il 10 settembre 2014, ma anche nell’ipotesi in cui il Comune non deliberi in merito alla quota di TASI dovuta dai soggetti che occupano l’immobile (inquilini e comodatari e, più in generale, qualunque occupante a qualsiasi titolo), costoro – ossia, gli occupanti – dovranno versare la TASI nella percentuale minima di legge, pari al 10 per cento dell’ammontare complessivo del tributo.

Giova ricordare, a questo proposito, che i comproprietari e i contitolari di diritti reali sull’immobile sono fra loro responsabili in solido per il pagamento della TASI e che la medesima regola riguarda gli occupanti nel caso di loro pluralità, mentre non sussiste alcuna responsabilità “trasversale” fra queste due categorie di soggetti (proprietari o titolari di diritti reali, da un lato; occupanti a qualsiasi titolo, dall’altro) cosicché i primi non potranno essere chiamati a rispondere della TASI eventualmente non pagata dai secondi e viceversa.

Inoltre, in non pochi casi la quota di TASI dovuta dagli occupanti (variabile, a seconda di quanto deliberato da ogni singolo Comune, fra il 10 e il 30 per cento della TASI dovuta dall’immobile) potrà risultare al di sotto della soglia minima prevista per dover effettuare il pagamento del tributo cosicché il contribuente potrà omettere il versamento senza conseguenze.

Raccomandiamo di verificare con attenzione, se del caso informandosi presso l’ufficio tributi del Comune, se quest’ultimo – come gli è consentito – abbia per caso ridotto l’importo di legge (12 euro) stabilito quale soglia minima affinché scatti l’obbligo di versamento dei tributi locali.

Infine, entro la scadenza del 16 dicembre 2014, tutti i contribuenti dovranno, in ogni caso, versare il saldo della TASI: coloro che avranno versato l’acconto TASI entro il 16 giugno 2014 oppure entro il 16 ottobre 2014 pagheranno soltanto il saldo; invece, i contribuenti dei Comuni che non avessero trasmesso la delibera al portale ministeriale entro il 10 settembre 2014 dovranno versare in unica soluzione, come già detto, sia l’acconto che il saldo.

I versamenti della TASI – così come quelli dell’IMU (entro il 16 dicembre 2014 dovrà essere versato anche il saldo dell’IMU per gli immobili che sono ancora soggetti a questo tributo) – devono essere effettuati utilizzando il modello F24 (i necessari codici tributo sono  indicati nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 46 del 24 aprile 2014) oppure l’apposito bollettino di conto corrente postale (per il quale non occorre indicare i codici tributo) approvato con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 23 maggio 2014, pubblicato nella G.U. n. 122 del 28 maggio 2014.

 

CCIAA – Possibilità di certificare i crediti verso la Pubblica Amministrazione CCIAA – Possibilità di certificare i crediti verso la Pubblica Amministrazione

In questi giorni nella posta certificata di tutte le imprese iscritte alla CCIAA è arrivata una mail riguardante i crediti delle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione, che alleghiamo per conoscenza.

Caro Imprenditore

il Ministero dell’economia e delle finanze ha chiesto ad Unioncamere  di attivare la rete  delle Camere di commercio sul territorio per informarti e sensibilizzarti sulle opportunità oggi disponibili in materia di pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione.

Ti ricordo, al riguardo, che è operativa una Piattaforma per la certificazione dei crediti (o sistema PCC), disponibile al sito http://certificazionecrediti.mef.gov.it/CertificazioneCredito/home.xhtml mediante la quale i creditori della pubblica amministrazione possono chiedere il riconoscimento del proprio credito commerciale (c.d. certificazione). In caso di inerzia della Pubblica amministrazione, il creditore, mediante la stessa Piattaforma, potrà chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituirà all’amministrazione inadempiente.

Ti segnalo, inoltre, che se hai un credito nei confronti di una Pubblica amministrazione diversa dallo Stato, maturato al 31 dicembre 2013 e già certificato, il tuo credito è assistito da garanzia dello Stato e le condizioni praticate dalle banche alle quali puoi cederlo per ottenere immediata liquidità sono particolarmente vantaggiose (la percentuale di sconto, comprensiva di ogni onere e commissione, è  dell’1,90% in ragione d’anno per importi di ammontare del credito o dei crediti ceduti sino a 50.000 euro, ovvero dell’1,60% in ragione d’anno per importi eccedenti i 50.000 euro).

Se poi hai un credito maturato sempre entro il 31 dicembre 2013 e non hai ancora presentato istanza di certificazione tramite la Piattaforma DEVI AFFRETTARTI: la garanzia dello Stato e le condizioni vantaggiose di cui sopra ti saranno concesse solo se presenterai istanza di certificazione entro il 23 agosto 2014.

Per agevolare l’utilizzo della Piattaforma troverai le istruzioni per accreditarti nella Guida pratica alla certificazione dei crediti  al paragrafo 1.5.1 – I soggetti creditori (pag. 9) http://certificazionecrediti.mef.gov.it/CertificazioneCredito/documents/Guida_Pratica_alla_certificazione_dei_crediti.pdf

E’ disponibile anche una breve guida (vademecum) con le informazioni per avere la certificazione del tuo credito con cui ottenere immediata liquidità o compensare un debito tributario http://certificazionecrediti.mef.gov.it/CertificazioneCredito/documents/Vademecum_Breve_guida_alla_certificazione_dei_crediti.pdf

In caso di difficoltà, puoi ricorrere all’help desk utilizzando la funzione “Richiesta Assistenza” disponibile in alto a destra sulla Home Page http://certificazionecrediti.mef.gov.it/CertificazioneCredito/home.xhtml

Se i link non si dovessero aprire automaticamente copiali ed incollali nella barra degli indirizzi del tuo browser.

Le Camere di commercio sono al tuo fianco; se hai bisogno contattale.

 

CANONE RAI AZIENDE – Chiarimenti Confederali CANONE RAI AZIENDE – Chiarimenti Confederali

In questi giorni su milioni di imprenditori italiani si sta abbattendo, per l’ennesima volta, un’alluvione di solleciti di pagamento del canone speciale Rai. Richieste che, però – segnala Confartigianato – nella maggior parte dei casi sono illegittime perché rivolte ad aziende che non possiedono apparecchi radio-televisivi e quindi non devono pagare alcun abbonamento.

A far scattare la protesta di Confartigianato è la richiesta del tributo applicato al possesso non solo di televisori, ma anche di qualsiasi dispositivo per ricevere il segnale tv, inclusi i sistemi di videosorveglianza.

Come dire che ad un imprenditore basta possedere un impianto antifurto per essere costretto a pagare una somma che, a seconda della tipologia di azienda, va da un minimo di 200 euro fino a 6.800 euro l’anno.

Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

Secondo Confartigianato quella del canone speciale Rai è una richiesta assurda perché vengono ‘tassati’ strumenti di lavoro che gli imprenditori utilizzano non certo per guardare i programmi Rai.

Il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti si è rivolto al Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi chiedendo un intervento immediato per modificare le norme che impongono il pagamento del canone ed escludere dall’applicazione del tributo gli apparecchi che fungono inequivocabilmente da strumento di lavoro per gli imprenditori.

“Pagare il canone Rai – sottolinea il Presidente di Confartigianato – è un obbligo per tutti coloro che in azienda posseggono radio e televisioni. Ma non accettiamo il metodo di rastrellare risorse imponendo il pagamento indiscriminatamente a tutti gli imprenditori, dando per scontato che posseggano uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di altri balzelli così onerosi, assurdi e illegittimi”.

Si allega circolare confederale (clicca qui)

Confartigianato Siena - Via dell’Artigianato, 2 - 53100 SIENA - C.F.: 80002900522